Lo spartito per un’unica sinfonia d’amore tra la Diocesi e la Città di Napoli

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Il Cardinale Sepe auspica un rilancio degli oratori e attenzione per i giovani: un impegno sempre tangibile

Su tali temi si è incentrato l’incipit della celebrazione tenutasi in Duomo, ieri 2 giugno; in occasione del saluto di Sua Eminenza il Cardinale Sepe che non si era potuto tenere nello scorso febbraio – all’atto dell’insediamento di Sua Eccellenza l’Arcivescovo Domenico Battaglia – per il covid che aveva colpito l’uscente Alto Prelato.

È toccato a Sua Eccellenza Mons. Lucio Lemmo, accogliere il Cardinale che, tra l’altro, proprio in occasione della cerimonia festeggiava il suo settantottesimo compleanno.

Alla presenza di fedeli ed Autorità Civili e Militari, si è così compiuto l’ultimo atto ufficiale di un episcopato, pregno di azioni mirate al recupero dei giovani; all’attenzione per gli ultimi ed alla multiforme sinergia dell’Arcivescovo Emerito di Napoli.

Le numerose “Lettere Pastorali” che hanno scandito fin dal 1° luglio 2006 – giorno dell’ingresso solenne nell’arcidiocesi napoletana, preceduta da una visita nel quartiere di Scampia – sono state tutte corroborate dall’amore, dalla speranza e dall’incoraggiamento a proseguire nel solco della fiducia e della solidarietà.

Non chiudete le porte alla Speranza

“Per Amore del mio Popolo, Non chiudete le porte alla Speranza, Dar da mangiare agli affamati, Dar da bere agli assetati, Vestire gli ignudi, Accogliere i pellegrini”; sono alcune delle Lettere in argomento.

“La preghiera di lode – che avete voluto fosse concretizzata nell’Eucarestia – è tutta la vita dell’Uomo in quanto persona di buona volontà; il sapere esprimere riconoscenza per la vita”, ha sottolineato il Cardinale nel saluto ed il ringraziamento a “questa bella diocesi di Napoli”.

“Quando andrò lassù chiederò al Signore di aprire il mio cuore e guardarci dentro, per capire cosa hanno fatto i Sacerdoti di Napoli” ha anche detto, visibilmente commosso, Sepe; incoraggiando anche i Diaconi Permanenti ad essere sempre più importanti e non solo numerosi.

“Servizio con umiltà, con bontà, amate la vostra chiamata diaconale e incardinatela nei sacrifici della famiglia”.

Infine, non poteva mancare un’esortazione ai giovani affinché non perdano la speranza, portando ad esempio la speranza, insita nella banda di giovani costituita nel progetto “Canta, suona e cammina”, varato dalla Società Campana Beni Culturali, e il ringraziamento ai fedeli tutti.

“Grazie, grazie, grazie. Dio vi benedica e ‘a Madonna v’accupagna”.

Non poteva che terminare in tal modo l’omelia.

La liturgia è, quindi, proseguita secondo la consueta prassi, ma con una sorta di “tacita concelebrazione”, tra l’Emerito e Sua Eccellenza Monsignor Battaglia, con le consuete, sapienti, misurate assistenze di Monsignor Don Mimmo Felleca e del Parroco della Cattedrale Monsignor Don Vincenzo Papa.

L’epilogo è stato connotato dai saluti; con i sentimenti di sentita gratitudine, a cura di Giovanna e Francesco – diacono di Scampia da 14 anni – genitori di quattro figli. Hanno ricordato, Giovanna e Francesco, un episodio di grande spessore umano.

“Napoli, terra di sangue e di speranza che abita in noi”, ha ricordato Francesco quanto detto da Sepe al momento dell’insediamento a Napoli, specificando come dovesse essergli riconosciuto, a pieno titolo, il riconoscimento di “Vescovo della Carità”.

Infine, l’Arcivescovo Monsignor Domenico Battaglia

“Sento il bisogno di ringraziare tutti per questo momento molto bello, un momento di Grazia. Mi permetto di esprimere alla Sua Persona – ha proseguito Don Mimmo, rivolto a Sua Eminenza Sepe – il ringraziamento per quanto ha fatto in questa Chiesa. Quando sono venuto ad incontrarla sono rimasto particolarmente colpito da una stanza del suo nuovo appartamento. Si vede il mare, ma quel giorno, era d’inverno, il mare era senza barche e senza vele. Pensai che la vita mancasse di qualcosa, oggi quel mare ha vele e barche. Significa che qualcosa è cambiato e, quindi le chiedo di pregare, quando guarderà quel mare, affinché questa Chiesa possa tornare a sognare e riavere quel volto di mamma che accoglie, che accompagna e che accarezza”.

“Al mattino, appena mi alzo, guardo Napoli e la benedico e poi vado in Cappella; alla sera prima di andare a letto guardo Napoli e la benedico. Così mi alzo e vado a letto con l’amore verso Napoli”; ha chiosato Sua Eminenza Cardinale Sepe, prima della Benedizione finale, in risposta al desiderio espresso dal Vescovo Battaglia.

La cerimonia è terminata con la processione, per il rientro in Santa Restituta.

“dall’inviato della Redazione”