Gerardo Avallone: “Non possiamo assistere inermi al dilagare di una piaga sociale che mette a repentaglio la salute di giovani e minori”

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Abbiamo intervistato l’avvocato Gerardo Avallone, Presidente del Movimento Crescita Civile e ideatore del Comitato Genitori No Alcol.

Impegnato nel sociale e assai attento alla dilagante piaga sociale che sta investendo giovani e minori, rendendoli schiavi dell’alcol.

Intervista presidente del comitato Genitori no alcol

Un’impresa ardua che però sta dando qualche risultato?

Ho sempre ritenuto che una struttura di Volontariato e di Solidarietà fosse un connubio di esperienze specifiche, di conoscenze dirette delle necessità e dei bisogni della collettività provata da indigenza, stenti e privazioni.
Nostro compito principale, è quello di incentivare l’intenso lavoro di rafforzamento e valorizzazione delle varie forze operanti, con un coinvolgimento di iniziative, sempre a più ampio respiro, dell’interesse comune.
Bisogna superare ogni riserva ed essere convinti nel perseguire, con forza e incessante impegno, l’incremento di questo meraviglioso patrimonio sociale di smisurato valore morale.

Tuttavia l’impegno è assai gravoso, come lo state affrontando?

Ho inteso dare, con la formazione del Gruppo Comitato Genitori No Alcol, uno spunto di riflessione sulla piaga delle sbronze che attanaglia il mondo giovanile. Tale iniziativa mira a trovare soluzioni con proposte, non a sottolineare mancanze e inosservanze.
Tutti sappiamo essere critici e conosciamo il vulnus, ma è necessario metterci ben altro per poter arginare un fenomeno assai inquietante. Il contributo, fattivo e pertinace, di tutti può essere un ottimo deterrente per fare di più e meglio.

Il “Comitato Genitori No Alcol” non è stato mai invasivo, ma ha sempre cercato la collaborazione dei gestori; sistemici drappelli di genitori – riconoscibili da felpe e magliette recanti il logo – hanno pattugliato le zone più esposte al fenomeno, cercando di contenere e arginare le conseguenze  dei fattori di rischio. Colloqui con i ragazzi, conversazioni con gruppi, che si formavano a seguito del “passa parola” circa la presenza dei genitori facenti parte del comitato.

Questo fino al “tutti a casa”, ma adesso tutto sembra come prima

E’ vero, tutto si era fermato con il “confinamento” e, in verità, ci si augurava che l’astenersi forzatamente dalla dannosità della nefasta abitudine, potesse essere di aiuto per una riduzione della dipendenza.
Sono state sufficienti poche ore, per comprendere quanto l’auspicio fosse stato inutile; bottiglie lasciate ad ogni angolo, usurpandone l’impatto ambientale; ripercussioni immediate, con grave compromissione dell’immagine della Città, sul traffico e sugli assembramenti e, non ultima, la ripresa della nociva moda.
La progettualità, che adesso stiamo mettendo in essere, prevede, oltre alla ripresa delle iniziative interrotte, una sensibilizzazione ancora più incisiva, per contenere il rinnovato prorompere della deleteria pratica.
La presentazione, di tali intenzioni, dovrebbe essere programmata – presso una sede concordata – per poter essere vicendevolmente sinergici alle eventuali condivisioni di intenti.

Insomma una collaborazione ad una proposta?

Intanto, la tracciabilità potrebbe essere un valido deterrente, per contenere la piaga sociale in argomento.
Ho consegnato, io stesso, al Ministro della Salute, e inviato al Ministro della Sanità, una proposta di tracciabilità dell’alcol
Si tratterebbe, mutatis mutandis, di applicare la medesima strategia delle sigarette e trinciati, durante gli orari di chiusura delle tabaccherie.

La tessera sanitaria – o altro strumento adatto all’uopo – da esibire per l’acquisto di bevande alcoliche – Legge 30 marzo 2001 n° 125 – e “accoppiare” tale documento con il codice a barre riportato sulla bottiglia.
In pratica, con gli opportuni accorgimenti che gli organi politici ed istituzionali dovranno applicare, su ciascuna bottiglia, contenete sostanze alcoliche, potrebbe essere impresso un codice che al momento dell’acquisto – appannaggio esclusivamente di maggiorenni – incrocerebbe i dati con la tessera sanitaria dell’acquirente stesso.

Io stesso sono stato testimone, più di una volta, di un passaggio di mano. Tale operazione è posta in essere da minori che, con una regalia di cinque/dieci euro, quasi adescano persone bisognose incaricandole di comprare bottiglie d’alcol.
Devo sottolineare, comunque, come il personale degli esercizi commerciali coinvolti mi sia stato di aiuto e supporto, quando mi è capitato di assistere a quanto raccontato.

Quindi un riscontro concreto anche da parte dei rivenditori?

E’ stato sufficiente farlo immediatamente presente e si è attivato ogni utile accortezza, per evitare che i minori potessero portare a termine l’atto.
Attendo fiducioso, sono cero che ci sarà un riscontro.
Non possiamo continuare ad assistere passivamente al perpetrarsi dello sciagurato fenomeno che mina la salute dei nostri ragazzi.